Imu: stretta finale

Tanto è stato scritto e tanto è stato detto sull’Imposta Municipale Propria che la sensazione è che questa tassa sia ormai presente da anni, in realtà la sua approvazione e la conversione in Legge da parte del Governo Monti risale a meno di un anno fa ed il Governo di Silvio Berlusconi ne determinò l’introduzione per la prima volta nel marzo dello scorso anno. Siamo ora ad un passo dalla stretta finale, poiché la data ultima per il pagamento del saldo dell’Imu è prevista per lunedì 17 dicembre.

17 dicembre: ultima data

La data di pagamento del saldo è stata da tempo fissata, nonostante spesso vi siano stati rumors e voci di possibili proroghe; l’impatto di questa rata dell’imposta e l’aumento della stessa sono causati in modo maggiore dai valori catastali, soprattutto dal fatto che le tariffe di estimo sono ormai abbastanza vecchie, e non tanto dalle scelte dei singoli comuni di innalzare le aliquote.

Per calcolare a quanto ammonta il saldo bisogna moltiplicare per 160 la rendita catastale, che è stata rivalutata del cinque per cento, e si deve applicare la quota stabilita dal comune in cui si trova l’immobile. A questa cifra vanno tolte le detrazione forfettarie previste che sono di duecento euro oltre ad altri cinquanta euro per ogni figlio convivente e a carico, minore di ventisei anni. Quello che resta, tolta la seconda o la terza rata, a secondo di come si è scelto o potuto scegliere di pagare, corrisponde a quello che dovrà essere versato entro il prossimo 17 dicembre.

Occorre ricordare che è possibile dilazionare in tre rate il pagamento, e soltanto per l’abitazione principale, solo per quest’anno.

I metodi di pagamento sono gli stessi con cui sono state pagate le altre rate ovvero attraverso le poste, online o in banca attraverso il modello F24; se si utilizza il modello semplificato occorre segnare la casella “saldo” alla voce rateizzazione ed indicare il codice 0101, mentre le altre sezioni vanno compilate nello stesso modo dell’acconto; se invece si usa quello standard, che si trova sia negli uffici postali che negli istituti di credito, è già prevista una sezione IMU.

Si può anche scegliere di pagare online il modello digitale F24, scelta obbligatoria nel caso di lavoratori autonomi in possesso di partita Iva; si può anche decidere di pagare online attraverso il sito delle Poste.

Comune per comune

Il valore della seconda rata dell’IMU è fortemente influenzato dalle decisioni prese da ciascun Comune, ed ecco perché la situazione sarà sensibilmente diversa da città a città, la Confederazione Piccola Proprietà Immobiliare ha analizzato la situazione nei vari capoluoghi di provincia italiani prendendo ad esempio un’abitazione di cento metri quadri.

Roma e Torino si collocano ai primi posti in classifica, scambiandosi le posizioni, dell’imposta più cara sulla prima e sulla seconda casa, con cifre che variano dai mille euro nella città della Mole ai duemilacinquecento euro nella Capitale, sempre considerando un’abitazione di cento metri quadri in zona semicentrale.  Anche le altre posizioni alte sono occupate da grandi città: Napoli, Genova e Bologna; incredibilmente Milano non si colloca tra le primissime posizioni in questa graduatoria che vede Crotone ultima in tutte e due le classifiche. Un dato molto impressionante non è soltanto la differenze di importi in termini assoluti ma anche la distanza tra quanto pagano le prime in classifica e le ultime: una casa nella Capitale paga sette volte di più che a Crotone, pesano su questa notevole diversità non solo le differenze stabilite dai comuni ma anche il valore catastale con tariffe d’estimo che hanno ormai più di venti anni e che non rispecchiano per niente le quotazioni immobiliari della zona. E’ ovvio che l’Imposta Municipale Unica non può essere identica in tutte le città ma dovrebbe tenere conto dei valori reali del mercato degli immobili, soprattutto in città vicine o con quotazioni immobiliari simili, altrimenti si creano situazioni paradossali: ad esempio quella di Pavia e Piacenza dove nella città lombarda l’imposta è il doppio che in quella emiliana, nonostante una notevole vicinanza geografica e dei valori immobiliari molto similari, o ancora Trento dove si paga meno della metà di quanto si paga a Sassari, o anche il caso di Livorno a Firenze dove nella prima si paga un’imposta più elevata che nel capoluogo di regione dove però le case sono molto più care.

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